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"Il cinema italiano non è forte nei generi. Nel giallo ad esempio, nonostante i contributi d'un Bava o le sparate d'un Argento, non riusciamo a sfornare una storia scandita con la giusta tensione e affidata a interpreti probabili. Delude anche Alberto Negrin, che pure vanta un passato di regista al Piccolo Teatro di Milano […]. Enigma rosso parte con l'uccisione d'una minorenne straziata da un maniaco sessuale […]. La trama si trascina stancamente nonostante che il commissario impersonato da Fabio Testi interroghi gl'indiziati più fifoni sulle spasmodiche discese dell'ottovolante. […] Il finale giunge di corsa come se l'intera “troupe” si sentisse stanca di lavorare attorno a un prodotto che non sfonderà." | P. Per. - La Stampa - 07/10/1978 |
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