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"[…] Il filmetto, nonostante la banalità della trama, non mancherà però di soddisfare gli appassionati del genere, zeppo com’è di azione, di sangue e di sparatorie. Inoltre, qualche sporadica punta patetica e un montaggio velocissimo e ben congegnato, meritevole senz’altro di miglior causa, contibuiscono a distaccarlo un po’ dalla squallida produzione corrente. Interpreti: Leonard Mann e il solito “duro” Henry Silva. Regìa: Mario Caiano. " | Pep. (Massimo Pepoli) - Il Messaggero - 13/03/1977 |
Il film, datato 1977, è considerabile come il sequel di Napoli violenta, diretto da Umberto Lenzi l'anno precedente. Belli (Leonard Mann) infatti, altro non è che il sostituto del commissario Betti/Merli, ed è affiancato da un agente della borghese travestito da tassista (Jeff Blynn), incredibilmente somigliante e acchittato come il Maurizio Nazionale.
Dall'altra parte della barricata c'è invece un tonico Henry Silva nei panni di Santoro, sanguinario rapinatore sempre col dito sul grilletto che smitraglia nel film perlomeno una quindicina di persone, ma che poi finirà i suoi giorni sotto il Diretto per Caserta.
Nonostante la realizzazione di Caiano contenga degli ottimi spunti auto-acrobatici, l'elemento fondamentale di questa pellicola è la violenza (e cosa sennò) che imperversa sulle strade di Napoli: la si può cogliere in ogni angolo della città, dal pedofilo ("chiavicademmerda") che vuole rapire la piccola Assuntina, all'agente speciale decapitato ("...ha pers'a'capa!") da due malviventi sgherri di Santoro (Enrico o' Longo e Salvatore Auriello), per sublimarla infine nell'evirazione da parte dei carcerati perpetrata nei confronti del pedofilo sopra citato.
E' interessante notare che il male (il pedofilo), non è sconfitto dal bene (giustizia/legalità), ma dal codice d'onore del male stesso (nella fattispecie i reclusi), che trascende la realtà individuale per realizzarsi nell'esaltazione collettiva del giudizio.
Il film inoltre denuncia l'istinto di eroicizzazione degli agenti speciali, giovani guerrieri che lottano l'illegalità rischiando ogni giorno la proprio vita, non a vantaggio di loro stessi ma per gli ideali di giustizia e libertà e per assicurare un avvenire migliore alle nuove generazioni.
Molti moriranno in cicostanze tragiche, ma non diventeranno eroi nè martiri, mancheranno a pochi, e nessuno li ricorderà mai. L'agente speciale per Mario Caiano è un modello di vita da imitare, per l'impavidità e la forza, la giustizia e l'amore, l'onestà e l'altruismo.
Per rinfocolare la drammaticità dei fatti il regista ha sapientemente proseguito le vicende del personaggio di Gennarino, campione della follia infantile e grande appassionato di automobili (memorabili la scena in cui il bambino guida una Lancia Stratos dopo averla rubata, per il solo gusto di testarne la velocità, e la scena in cui toglie il commissario Belli dai pasticci arrivando in suo soccorso sgommando con un 1750), e la genialità partenopea per la sopravvivenza. Gennarino infatti si inventa mille lavori, dal posteggiatore, al venditore di giornali per coppiette desiderose di appartarsi. |
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